Adottare un gatto adulto
Può capitare che nel nostro allevamento ci siano dei giovani gatti adulti (non superano solitamente i 4 anni) disponibili per essere adottati. Riallocare è spesso indispensabile per un allevatore che porta avanti un progetto di selezione serio; spesso diventa oltremodo necessario per il benessere del gatto stesso, che magari mal tollera la convivenza con gli altri felini. la Vita di allevamento anche se il tutto viene svolto in ambiente familiare risulta per alcuni soggetti estremamente stressante.
Vi consigliamo di leggere l'aricolo riportato qui sotto scritto dalla Dott. Sonia Campa consulente comportamentale specializzata in gatti da compagnia e d'allevamento. Siamo certi vi sarà utile per capire questa "pratica" che risulta , vi assicuro, sempre non semplice e non poco dolorosa per una persona che alleva come me.
I nostri adulti vengono riallocati già sterilizzati, le famiglie sono valutate con cura in modo da trovare per il micio interessato la casa e il padrone più giusto. I nostri adulti vengono regalati, ma chiediamo in cambio alle nuove famiglie totale disponibilità sull'informarci circa la salute e il consentirci di visitare ogni tanto quello che è stato un nostro amatissimo peloso.
Vi consigliamo di leggere l'aricolo riportato qui sotto scritto dalla Dott. Sonia Campa consulente comportamentale specializzata in gatti da compagnia e d'allevamento. Siamo certi vi sarà utile per capire questa "pratica" che risulta , vi assicuro, sempre non semplice e non poco dolorosa per una persona che alleva come me.
I nostri adulti vengono riallocati già sterilizzati, le famiglie sono valutate con cura in modo da trovare per il micio interessato la casa e il padrone più giusto. I nostri adulti vengono regalati, ma chiediamo in cambio alle nuove famiglie totale disponibilità sull'informarci circa la salute e il consentirci di visitare ogni tanto quello che è stato un nostro amatissimo peloso.
Quando un gatto termina la sua carriera espositiva o non
rientra più nel programma di selezione stabilito, di solito viene
dato in adozione ad una famiglia che ne faccia richiesta e che lo
voglia accudire.
La prassi vuole che il micio o la micia vengano sterilizzati e affidati a delle famiglie compatibili con il loro carattere e con il loro stile di vita. Alcuni allevatori regalano i loro adulti sterilizzati, altri chiedono una cifra simbolica per il riaffido del micio.
Questa pratica di riaffidare gli adulti può dar luogo a critiche e pregiudizi pesanti: chi non ha mai allevato in vita sua, ha la tendenza ad accusare l’allevatore di non amare i suoi gatti e di sfruttarli, abbandonandoli quando non ne ha più bisogno.
Tuttavia, seppur non si possa escludere che nel mondo allevatoriale esistano loschi figuri più interessati al proprio tornaconto che non al benessere dei gatti, è importante comprendere questa prassi senza fare di tutta l’erba un fascio. Infatti, la prima e più importante cosa da tenere presente è che il ruolo dell’allevatore e il motivo per cui alleva non è “collezionare” gatti ma operare la selezione degli esemplari più idonei a portare avanti la razza. Ma fare selezione significa contribuire al mantenimento del pool genetico che determina una razza in modo costruttivo e non producendo cuccioli figli sempre degli stessi genitori: infatti, per abbattere il più possibile il grado di consanguineità tra gli esemplari è necessario che ci sia un “ricambio di sangue” (e quindi di individui) costante all’interno di un allevamento. Viceversa, un gatto per il quale non esiste più un piano di riproduzione è necessario che venga castrato/sterilizzato, come si farebbe per un gatto di casa.
Fermo restando, dunque, la necessità di incrociare linee di sangue sempre nuove e, quindi, inserire gatti di ceppi familiari diversi nel corso del tempo, se un allevatore tenesse con sé tutti i gatti che sterilizza, avrebbe presto problemi di sovraffollamento i quali, a loro volta, provocherebbero malessere e stress nei gatti mettendo a rischio la loro stessa igiene e salute. Infatti, una delle cause di stress fisico e psicologico più importante nel gatto è proprio la convivenza forzata con un numero di esemplari troppo elevato: l’idea che ai gatti bastino amore e coccole per vivere bene è un autentico luogo comune. I gatti hanno bisogno anche di ampi spazi, di privacy, di attenzioni esclusive, condizioni impossibili da riprodurre in un luogo affollato di altri conspecifici.
È per questo che la scelta di un allevatore di riaffidare gli adulti a famiglie serie in cui i mici possano diventare i veri e incontrastati beniamini di casa, sempre al centro dell’attenzione, è un atto di grande responsabilità da parte dell’allevatore che tiene a mantenere i propri gatti in condizioni psico-fisiche accettabili, oltre che di immane coraggio. Infatti, sempre fermo restando che si possa incappare anche in allevatori poco legati ai propri animali (ahimé la cronaca ce lo racconta spesso), per molti altri rinunciare alla presenza di un micio con cui hanno condiviso parte della vita familiare non è un distacco facile da affrontare.
Le raccomandazioni sono sempre le stesse: andate in allevamento, visionate personalmente il gatto, osservatelo nel suo ambiente, valutate come vengono tenuti anche gli altri gatti e non fatevi accecare dall’affido facile. Un allevatore che tiene bene TUTTI i suoi gatti (non sono quelli che vanno in expo) è sicuramente una persona che non ha fretta di sbarazzarsene.
Tratto dal sito Morgan’s Place della Dott.ssa Sonia Campa
La prassi vuole che il micio o la micia vengano sterilizzati e affidati a delle famiglie compatibili con il loro carattere e con il loro stile di vita. Alcuni allevatori regalano i loro adulti sterilizzati, altri chiedono una cifra simbolica per il riaffido del micio.
Questa pratica di riaffidare gli adulti può dar luogo a critiche e pregiudizi pesanti: chi non ha mai allevato in vita sua, ha la tendenza ad accusare l’allevatore di non amare i suoi gatti e di sfruttarli, abbandonandoli quando non ne ha più bisogno.
Tuttavia, seppur non si possa escludere che nel mondo allevatoriale esistano loschi figuri più interessati al proprio tornaconto che non al benessere dei gatti, è importante comprendere questa prassi senza fare di tutta l’erba un fascio. Infatti, la prima e più importante cosa da tenere presente è che il ruolo dell’allevatore e il motivo per cui alleva non è “collezionare” gatti ma operare la selezione degli esemplari più idonei a portare avanti la razza. Ma fare selezione significa contribuire al mantenimento del pool genetico che determina una razza in modo costruttivo e non producendo cuccioli figli sempre degli stessi genitori: infatti, per abbattere il più possibile il grado di consanguineità tra gli esemplari è necessario che ci sia un “ricambio di sangue” (e quindi di individui) costante all’interno di un allevamento. Viceversa, un gatto per il quale non esiste più un piano di riproduzione è necessario che venga castrato/sterilizzato, come si farebbe per un gatto di casa.
Fermo restando, dunque, la necessità di incrociare linee di sangue sempre nuove e, quindi, inserire gatti di ceppi familiari diversi nel corso del tempo, se un allevatore tenesse con sé tutti i gatti che sterilizza, avrebbe presto problemi di sovraffollamento i quali, a loro volta, provocherebbero malessere e stress nei gatti mettendo a rischio la loro stessa igiene e salute. Infatti, una delle cause di stress fisico e psicologico più importante nel gatto è proprio la convivenza forzata con un numero di esemplari troppo elevato: l’idea che ai gatti bastino amore e coccole per vivere bene è un autentico luogo comune. I gatti hanno bisogno anche di ampi spazi, di privacy, di attenzioni esclusive, condizioni impossibili da riprodurre in un luogo affollato di altri conspecifici.
È per questo che la scelta di un allevatore di riaffidare gli adulti a famiglie serie in cui i mici possano diventare i veri e incontrastati beniamini di casa, sempre al centro dell’attenzione, è un atto di grande responsabilità da parte dell’allevatore che tiene a mantenere i propri gatti in condizioni psico-fisiche accettabili, oltre che di immane coraggio. Infatti, sempre fermo restando che si possa incappare anche in allevatori poco legati ai propri animali (ahimé la cronaca ce lo racconta spesso), per molti altri rinunciare alla presenza di un micio con cui hanno condiviso parte della vita familiare non è un distacco facile da affrontare.
Le raccomandazioni sono sempre le stesse: andate in allevamento, visionate personalmente il gatto, osservatelo nel suo ambiente, valutate come vengono tenuti anche gli altri gatti e non fatevi accecare dall’affido facile. Un allevatore che tiene bene TUTTI i suoi gatti (non sono quelli che vanno in expo) è sicuramente una persona che non ha fretta di sbarazzarsene.
Tratto dal sito Morgan’s Place della Dott.ssa Sonia Campa